Libri d'uso, non di parata


Trascrizione e adattamento di una conversazione con Cristian Perissinotto, sviluppata intorno ai testi conservati nel Fondo Audo-Gianotti dell'Accademia di Medicina di Torino e, in particolare, all'edizione dei Consulti Medici di Niccolò Cirillo del 1770, lì conservata.


 

I LIBRI MEDICI ANTICHI

 

Per libro antico si intende qualsiasi testo sia stato stampato prima del 1830.

 

Ogni libro antico fa testo a sé.

 

Dopo essere stato stampato, il libro veniva messo in vendita in fascicoli: ripiegati ma a volte intonsi (non tagliati) e quasi sempre senza la copertina, che nei testi antichi si chiama ‘coperta’. Questa era in genere a carico dell’acquirente, che la personalizzava a suo gradimento, sulla base delle sue necessità e possibilità economiche.

 

Dalle dimensioni delle pagine e dalle caratteristiche della coperta e della legatura (che poteva essere in carta, cartoncino, pelle, pergamena, tessuto) si può quindi azzardare qualche ipotesi sul ceto sociale del possessore o, più in generale, sul pregio del libro.

 

Nel caso dei testi medici, il mercato era quello di una categoria di professionisti non ricchissimi, a eccezione di chi operava per papi e regnanti. Una fascia media.

 

Nel fondo Audo-Gianotti dell’Accademia di Medicina [link], per esempio, i libri hanno quasi tutti lo stesso tipo di legatura: in pelle. Soluzione dignitosa ma più che altro resistente. Sono libri d’uso e di mestiere, non di parata. Venivano regolarmente consultati.

 

I CONSULTI MEDICI DI CIRILLO: LE CARATTERISTICHE DELL'EDIZIONE 1770

 

Come abbiamo visto nella descrizione bibliografica [link], la prima edizione dei Consulti Medici di Niccolò Cirillo risale al 1738 ed è stata stampata a Napoli. All’Accademia di Medicina di Torino si trova quella del 1770, stampata a Venezia.

 

La legatura è in pelle di vitello, decorata con inchiostro tamponato, probabilmente, a spugna. Si capisce che per la decorazione è stato usato inchiostro, anziché colore, perché ha lievemente corroso la pelle (l’inchiostro di allora conteneva ossidi di ferro, che appunto ossidavano le sostanze organiche).

In questo caso il rivestimento è ‘a tutta pelle’ (copre l’intera superficie della coperta).

Il dorso presenta cinque nervi rilevati e sei caselle (foto).

 

Nella seconda e terza casella sono indicati il titolo e il numero del tomo, dorati su carta applicata.

Nelle restanti caselle è presente una doratura ai piccoli ferri (gli strumenti, in genere di ottone, con i quali è stata impressa a caldo ciascuna delle decorazioni del dorso): un doppio filetto incornicia un fiorone centrale, intorno al quale ci sono altri piccoli ferri [foto].

A volte, ma non è questo il caso, i ferri rimandano al contenuto del libro o al casato del proprietario (per esempio quando vengono riportati i blasoni).

 

Per quanto riguarda l’interno del libro, la prima decorazione è la marca del tipografo, che si trova nel frontespizio (le marche tipografiche più antiche e pregiate sono descritte anche in Opac [ricordarsi di dire che cos’è nella prima parte della descrizione bibliografica e qui inserire un link che rimanda lì]).

Le marche, come del resto tutte le altre eventuali illustrazioni, possono essere in xilografia o in calcografia. In questo caso è una xilografia [foto]: si nota dal tipo di segno e dal fatto che intorno non c’è l’impronta della lastra di rame (la matrice su cui si incide l’immagine).

 

Poi ci sono i capilettera, sempre in xilografia. In genere sono matrici che gli stampatori si tramandano di padre in figlio (dal capolettera della prima pagina, per esempio, si nota che la matrice è già un po’ usurata) [foto].

I capilettera di questo tomo hanno probabilmente età diverse. Gli stili sono diversi. Alcuni sono chiaramente settecenteschi, rococo, altri sembrano più antichi [foto].

 

L’edizione del 1770, a differenza di quella del 1738, chiude le mezze pagine bianche con un finalino o, per dirla come i francesi che in queste cose dettavano legge, cul de lamp. [foto]

 

L’edizione del 1738 è stata stampata a Napoli. Generalizzando un po’, si potrebbe dire che Napoli era una città tipograficamente un po’ più povera, o quanto meno non paragonabile a Venezia che nel Settecento era al top della categoria – al pari di Parigi (chiedere a Cristian se è d’accordo).

 

A inizio capitolo si notano dei fregi non figurati, costituiti da una sequenza di moduli decorativi [foto].

Particolari tutto sommato abbastanza semplici, trattandosi di un libro che non ha ambizioni artistiche.

 

 

Per quanto riguarda la disposizione del testo, l’edizione del 1770 è suddivisa in due colonne, come di frequente avviene per i libri di consultazione quali enciclopedie o appunto consulti.

 

Infine, il taglio e il colore delle pagine.

 

Per il libro antico, specifichiamo, i passaggi sono tre: si passa dal fascicolo intonso (ripiegato e non tagliato), al taglio greggio (o ‘in barbe’) in cui il fascicolo viene semplicemente tagliato con un tagliacarte, e infine, eventualmente, al taglio rifilato, in cui i bordi delle pagine vengono lavorati con speciali taglierine o con il dente di lupo, che li rendono perfettamente lisci. L’edizione del 1770 è stata lavorata fino al terzo passaggio, per cui i bordi non sono ruvidi al tatto bensì del tutto levigati.

 

L’ultimo eventuale intervento è il colore sul taglio delle pagine. A questo scopo si possono usare le aniline (un tipo di colorante, mordente) oppure semplice acquerello o tempera diluita. È però difficile stabilire a occhio di che cosa si tratti. Ciò che si può dire è che è stato dato a spruzzo, e cioè facendo scorrere le setole del pennello o dello spazzolino attraverso una griglietta a rete metallica fine, appoggiata al bordo esterno delle pagine. Da cui l’effetto puntinato. [foto]

Rosso e blu sono i colori più usati perché si riteneva che tenessero lontane le mosche e gli insetti.

I proprietari più facoltosi optavano per la colorazione dorata, che comunque è raro trovare in libri d’uso come questi.

Qui, per l’edizione veneziana del Cirillo, si è optato per il rosso.

 

Lo stato di conservazione è ottimo. Bisognerebbe solo ingrassare un po’ la pelle: se la coperta si secca troppo, tende a restringersi, e restringendosi rimane un po’ aperta (così, si dice in gergo, abbiamo un ‘libro parlante’ [foto]). C’è poi qualche piccola abrasione, dovuta al fatto che è stato sfilato malamente dallo scaffale, probabilmente più volte, quindi per usura. Ma a parte questo nient’altro: è in condizioni eccellenti, per la sua età.